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Un posto al sole chiude? Cosa sta succedendo e perché Patrizio Rispo chiede alla Rai “maggiore attenzione”

Ciclicamente un allarme sconquassa i fan di UPAS: “Sta per chiudere i battenti! Dopo 30 anni la soap abbassa la saracinesca! La favola televisiva di una delle più longeve e amate serie tv nostrane è ormai giunta al capolinea!”. La profezia, per fortuna, non si è mai avverata, ma di certo Un posto al sole, in questi 30 anni, è rimasto a dondolare su un’altalena instabile sospinta da tagli al budget, cambiamenti epocali, rivoluzioni e stravolgimenti sia sul piano sociale e dunque narrativo che su quello dei gusti degli spettatori.

Un posto al sole, il real drama di Rai 3, la soap più amata dagli italiani, ha attraversato molte epoche e vissuto parecchi tormenti e addii sul fronte del cast, ma è rimasto saldo nonostante tutto nella sua ambitissima fascia di access prime time. Il 21 ottobre, con la puntata numero 7053, si celebrerà finalmente il compleanno tanto atteso: 30 candeline, 30 anni che UPAS va in onda, ininterrottamente, in tv. Una ricorrenza che il cast storico guidato da Patrizio Rispo, che interpreta il mitico portinaio di Palazzo Palladini Raffaele sin dalla prima puntata (insieme a Marzio Honorato, Luisa Amatucci, Alberto Rossi, Marina Tagliaferri, Germano Bellavia, più Maurizio Aiello e Luigi Di Fiore, che sono tornati dopo un periodo di stop), ha già festeggiato al Giffoni Film Festival, ma che non è esente da riflessioni e preoccupazioni sul futuro.

“Questo per UPAS è il periodo più difficile. Alla Rai chiediamo più attenzione”.

Per l’attore questo è infatti il periodo più duro della soap, provata da importanti tagli al budget che, nel tempo, ne hanno rivoluzionato gli aspetti produttivi. Rispo dalle pagine de Il Mattino ha lanciato un appello alla Rai: avere più cura, più attenzione, per uno dei suoi prodotti più amati e performanti (UPAS fa il 10% di share in una fascia oraria iper competitiva), anche se le sue parole hanno allarmato un po’ la folta schiera di fan che non si perde una puntata dal 1996, anno della prima messa in onda. “Fino a pochi anni fa il 30% delle riprese era in esterni: Italia, Svizzera, New York… Si tendeva a essere cinematograficamente televisivi. Oggi la Rai si adagia sugli allori degli ascolti, il 10% in access prime time e riduce il budget. Andiamo avanti per inerzia. Vorremmo un impegno maggiore”. Questo non vuol dire che UPAS stia per chiudere – chi la sente poi Michela Giraud, una delle sue fan più sfegatate? – ma che, nonostante sia rimasto in piedi per 3 decenni, anche la soap fatica a rimanere in piedi quando è sferzata dai venti ineluttabili dei cambiamenti aziendali.